Arlecchino si confessò burlando

27 05 2010

La società viola prende per la prima volta la parola dopo il terremoto dell’affare Prandelli. E’ il Presidente Cognini che con un’intervista al Corriere Fiorentino, a firma di Andrea Di Caro, racconta la propria “verità”. Non molto convincente in alcuni passaggi (per esempio quando racconta del colloquio avuto con Prandelli prima di Samp-Fiorentina) e non molto credibile in altri (quando asserisce che la telefonata di Abete è arrivata improvvisamente e li ha quasi sorpresi durante la programmazione della nuova stagione), non toglie i tanti dubbi su questa vicenda ma rafforza la certezza che, comunque, sia stata gestita non male…ma malissimo.

Ripetiamo ancora una volta che la proprietà può disporre dei propri dipendenti come vuole. Li può assumere ed esonerare in qualsiasi momento. Avremmo solamente gradito un modo migliore, più trasparente (visto che Cognigni usa spesso questa parola) anche solo per rispetto dei tifosi e per quei valori che la stessa famiglia Della Valle dice (per ora solo a parole) di voler portare nel calcio.

Restano la delusione di perdere l’allenatore più amato dalla tifoseria viola negli ultimi 40 anni e il grosso difetto di comunicazione da parte dei massimi dirigenti societari.

Occorre girare pagina il prima possibile per ripartire più forti di prima. La passione per la maglia Viola rimane invariata nonostante abbiamo perso gran parte della fiducia riposta nei Della Valle.

L’augurio è che possano costruire, comunque, una squadra ancora più forte di quella guidata da Prandelli perché a noi è questo che interessa!

 Forza Viola…sempre…e comunque!

 Qui sotto vi proponiamo uno stralcio dell’intervista fatta da Andrea De Caro del Corriere Fiorentino.

Presidente Cognigni, l’addio di Prandelli non va giù. A Firenze delusione e striscioni. Come reagisce la società? «Con i dati di fatto. Non abbiamo segreti. Venerdì scorso c’era stata una riunione in sede presenti Andrea Della Valle, Prandelli, Corvino, Pin e io. Abbiamo delineato i programmi della prossima stagione, il modulo, gli obiettivi di mercato, acquisti e cessioni. Si è organizzata l’attività del ritiro estivo. Il nostro futuro lo vedevamo con Prandelli. Poi mercoledì Abete ha chiamato Andrea Della Valle…».

E non ve lo aspettavate? «No, una cosa è leggere le cose sui giornali, un’altra quando accadono. La società non aveva avuto contatti precedenti. E neanche Prandelli. Quando è arrivata la telefonata, con forte difficoltà e imbarazzo, abbiamo dato il nostro ok».

Potevate non darlo… «Non sarebbe stato giusto, per due ragioni. La prima è una forma di rispetto verso la Federazione che è il nostro massimo organismo. Non si può tanto facilmente dire di no e mettersi contro la Figc. La seconda ragione è la gratitudine verso Cesare. Allenare l’Italia è il sogno di tutti. Non si può privare un tecnico della scelta se accettare o meno una proposta così prestigiosa».

Ma Prandelli si è sentito scaricato. Per la seconda volta…

«Andiamo con calma. Non credo che Prandelli possa dire che il club lo ha scaricato. Gli abbiamo concesso di scegliere in assoluta tranquillità se accettare la Nazionale o portare avanti i programmi stabiliti con noi. C’è un solo tifoso che volendogli bene lo avrebbe privato della possibilità di decidere? Lo abbiamo scaricato o gli abbiamo fatto un regalo? Diventerà uno dei primi cinque allenatori più conosciuti al mondo. Ma nella sua domanda parlava ‘‘di scaricato una seconda volta’’. Quale sarebbe la prima?»

La chiacchierata fatta a Genova prima di Samp-Fiorentina, in cui fu autorizzato a guardarsi intorno…

«Alt. Chiariamo una volta per tutte. Con Cesare feci un discorso assolutamente generale sul mondo del calcio e sulle opportunità per un tecnico di valutare certe proposte. Non ho mai detto: guardati intorno».

Il fatto che negli ultimi mesi così spesso protagonisti viola abbiano dato diverse interpretazioni agli stessi fatti, da cosa dipende? Differenza di sensibilità personale?

«Forse qualcuno ci ha marciato. O forse chi si è trovato a scrivere o a commentare lo ha fatto pro qualcuno e contro qualcun altro. Ma tornassi indietro chiarirei prima quei contrasti gonfiati che in realtà non ci sono stati».

Potevate magari fare qualche conferenza stampa congiunta per chiarire meglio?

«No, non facciamo confusione. Questa società non è una cooperativa, c’è una divisione dei ruoli e ognuno risponde nel suo».

A proposito di corti circuiti e cose poco chiare: ma arrivò prima il comunicato del passo indietro di Ddv o quello di Prandelli «senza se e senza ma»?

«Nell’ordine logico quello del patron. La sua decisione era stata presa già dal giorno prima. Si è dovuto attendere il comunicato perché Diego era in viaggio. Quello di Cesare arriva in base a tutto quello che era già successo».

Vi aspettavate in società certe dichiarazioni ai giornali del patron?

«Quando Diego parla non lo fa mai a caso. Possono sembrare scelte di pancia, ma in realtà è perché magari sa qualcosa che non sappiamo neanche noi».

Perché non ha concesso quei 5 minuti a Prandelli?

«Perché Diego ha staccato la spina nonostante c’è chi dice che anche adesso sia stato lui a parlare con Abete e a scaricare il tecnico. Invece Abete ha parlato con Andrea, non abbiamo scaricato nessuno, e Diego non si interessa più di Fiorentina. Se non per controllare alcuni resoconti finanziari».

I tifosi vogliono festeggiare Prandelli. Che ne pensa?

«Ritengo che certe petizioni andrebbero fatte per altre cose, ma i tifosi sono liberi di salutare un tecnico che ha dato tanto e ha lavorato bene. E credo che Cesare ringrazierà loro per l’affetto e l’appoggio ricevuto, visto che anche nell’anno in cui abbiamo perso 17 partite non è mai stato criticato. Il comportamento civile dei tifosi, che hanno protestato uscendo dalla curva, ma senza fischiare dimostra la loro maturità. Né la società ha mai contestato il tecnico: questo è il fair play Fiorentina. Se Cesare ha assunto questo profilo di equilibrio e serenità, che lo rende perfetto come Ct, lo deve anche alla nostra realtà».

Mercato: Corvino può comprare o deve prima vendere?

«Può comprare, ha già un budget importante. Mi ha chiesto un anticipo per fare acquisti e gliel’ho concesso. Per me potrebbe anche non vendere nessuno. Ma c’è da capire chi è ancora adatto a stare con noi. Il girone di ritorno la società non lo dimentica, l’ultimo k.o. a Bari ci è costato due milioni. Leggo ancora di giocatori che vogliono valutare i programmi, sappiano che siamo noi che stiamo valutando chi merita di restare».

Dobbiamo aspettarci molte novità? «Credo di sì. Comincia un nuovo ciclo. E non si deve aver paura di cambiare quando si hanno le idee chiare. E noi le abbiamo. Ai tifosi dico che dovrebbero preoccuparsi solo se fosse questa società a mollare. Ma noi non molliamo, rilanciamo».

Se ci fossero 5-6 facce nuove e altrettanti addii si stupirebbe?

«No, affatto. E ci sarebbero stati anche se fosse rimasto Cesare. Anzi paradossalmente ora qualcuno ha più chance di restare».

Andrea Di Caro – Corriere Fiorentino 

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